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Quando bimba nascesti
bisogno non avevi di parole
scritte a fatica su carta sottile,
ogni tuo giorno era un verso alla vita.
Poi adolescente fosti.
E fu il tuo canto libero rugiada
piovuta su ogni foglia che nasceva
sul verde ramo di tua primavera.
Ma donna diventasti.
L’urlo si spense in flebile sussurro
e in minuziosi gesti quotidiani
tra cucinino e camera da letto.
Eppure non moristi.
Fuggisti per leccarti le ferite
in una profondissima caverna
a lamentare cieli ormai lontani.
Gli anni divorasti.
Rugose mani senza più pudore
clementi allontanasti dal tuo viso
per dare vista ad occhi troppo stanchi.
Infine ritornasti.
Parole nuove e fragili sul muro
osservi dal riflesso nello specchio,
ma ancora non mi dai la tua fiducia.